Disciplinare

Disciplinare di produzione della indicazione geografica protetta
“Piadina Romagnola”

Art. 1
(Denominazione)

L’indicazione geografica protetta (I.G.P.) “Piadina Romagnola” o “Piada Romagnola” è riservata al
prodotto di panetteria che risponde alle condizioni e ai requisiti indicati dal presente disciplinare di
produzione.

Art. 2
(Descrizione del prodotto)

La “Piadina Romagnola” o “Piada Romagnola” è un prodotto a base di farina di grano tenero con
aggiunta di acqua, grassi, sale, ed alcuni ingredienti opzionali.

Il prodotto all’atto dell’immissione al consumo così ottenuto si presenta di color bianco-avorio con
macchie caratteristiche ambrate di varie dimensioni e tonalità sui due lati, e con sapore fragrante e
odore caratteristico simile a quello del pane appena sfornato. Esso può essere immesso in
commercio per un consumo immediato, eventualmente avvolto in semplici involucri cartacei non
sigillati.

Il prodotto “Piadina Romagnola” o “Piada Romagnola”, pronto per il consumo, si presenta in 2
tipologie:

“Piadina Romagnola” o “Piada Romagnola” le cui caratteristiche sono:

  • macchie ambrate di cottura di piccole dimensioni sulla superficie con una distribuzione
    omogenea,
  • compatta, rigida e friabile,
  • diametro da 15 a 25 centimetri
  • spessore da 4 a 8 millimetri.

“Piadina Romagnola” o “Piada Romagnola” alla Riminese le cui caratteristiche sono:

  • vesciche di cottura di grandi dimensioni sulla superficie, con una distribuzione non omogenea,
    morbida e flessibile,
  • diametro da 23 a 30 centimetri
  • spessore fino a 3 millimetri

Art. 3
(Delimitazione della zona geografica)

La zona di produzione della “Piadina Romagnola” o “Piada Romagnola” è rappresentata dai
Comuni di seguito riportati:
Provincia di Rimini: Bellaria-Igea Marina, Casteldelci, Cattolica, Coriano, Gemmano, Maiolo,
Misano Adriatico, Mondaino, Monte Colombo, Montefiore Conca, Montegridolfo, Montescudo,
Morciano di Romagna, Novafeltria, Pennabilli, Poggio Berni, Riccione, Rimini, Saludecio, San
Clemente, San Giovanni in Marignano, San Leo, Sant’Agata Feltria, Santarcangelo di Romagna,
Talamello, Torriana, Verucchio.

Provincia di Forlì-Cesena: Bagno Di Romagna, Bertinoro, Borghi, Castrocaro Terme e Terra Del
Sole, Cesena, Cesenatico, Civitella di Romagna, Dovadola, Forlì, Forlimpopoli, Galeata,
Gambettola, Gatteo, Longiano, Meldola, Mercato Saraceno, Modigliana, Montiano, Portico e San
Benedetto, Predappio, Premilcuore, Rocca San Casciano, Roncofreddo, San Mauro Pascoli, Santa
Sofia, Sarsina, Savignano sul Rubicone, Sogliano al Rubicone, Tredozio, Verghereto.
Provincia di Ravenna: Alfonsine, Bagnacavallo, Bagnara di Romagna,Brisighella, Casola Valsenio,
Castel Bolognese, Cervia, Conselice, Cotignola, Faenza, Fusignano, Lugo, Massa Lombarda,
Ravenna, Riolo Terme, Russi, Sant’Agata Sul Santerno, Solarolo.

Provincia di Bologna (fino ai comuni tracciati dal corso storico del fiume Sillaro): Borgo
Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio, Castel Guelfo, Castel San Pietro, Dozza, Fontanelice,
Imola, Mordano.

Art.4
(Prova dell’origine)

Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando per ognuna gli input e gli output.
In questo modo, e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo, dei
produttori/trasformatori e confezionatori nonché attraverso la denuncia tempestiva alla struttura di
controllo dei quantitativi prodotti è garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche o
giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, sono assoggettate al controllo da parte della struttura di
controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano dei controlli.

Art. 5
(Metodo di ottenimento del prodotto)

Composizione ed ingredienti (su 1000 g di farina di grano tenero)

Materie prime obbligatorie:

  • Farina di grano tenero;
  • Acqua: quanto basta per ottenere un impasto omogeneo;
  • Sale: pari o inferiore a 25 grammi;
  • Grassi: strutto, e/o olio di oliva e/o olio di oliva extravergine fino a 250 grammi.

Materie prime opzionali:

  • Agenti lievitanti: carbonato acido di sodio, difosfato disodico, amido di mais o frumento, fino a 20
    grammi;

È vietata l’aggiunta di conservanti, aromi e/o altri additivi.

Preparazione dell’impasto

La preparazione avviene mescolando gli ingredienti sopra descritti con acqua fino ad ottenere un
impasto.

Porzionatura

L’impasto viene suddiviso manualmente o meccanicamente in pani o palline con dimensioni diverse
a seconda della piadina o piada romagnola che si intende ottenere.

Laminatura

Il processo di appiattimento dei pani o palline per la formatura della piadina o piada romagnola
avviene solo ed esclusivamente attraverso laminazione.

Il processo di laminazione può avvenire sia convogliando l’impasto direttamente a laminatrici
meccaniche che provvedono, tramite il passaggio fra rulli aventi “luce” progressivamente più
ristretta, a formare un laminato che poi viene suddiviso in dischi di sfoglia mediante stampaggio che
si esplica attraverso una pressione meccanica di apposita matrice, sia appiattendo il pane o la pallina
manualmente a mattarello, o a mezzo laminatrice meccanica incrociata, fino ad attenere un disco
con lo spessore ed il diametro desiderato.

Cottura

La cottura avviene mediante il trattamento termico del disco di sfoglia su entrambi i lati. Il
ribaltamento del disco può avvenire sia con mezzo meccanico che manualmente. Le temperature per
la cottura variano da 200 a 250 °C con una permanenza sulla piastra di cottura fino a 4 minuti
complessivi.

Raffreddamento

Al termine della cottura si procede al raffreddamento del prodotto o alla somministrazione. La
piadina o piada raffreddata viene confezionata in sacchetti o in buste termosaldate in atmosfera
protettiva.

Per il prodotto che dovrà essere conservato in regime di refrigerazione e/o congelazione, il processo
di refrigerazione e/o congelazione, potrà essere eseguito sia sul singolo disco di piadina o piada, sia
sulle confezioni che contengono più dischi di piadina o piada.

Confezionamento

Al fine di garantire un uniforme contenuto di umidità caratteristico dell’aree a salvaguardia della
fragranza del prodotto, il confezionamento dovrà avvenire nella zona di produzione indicata
all’articolo 3, immediatamente a seguito del raffreddamento post-cottura, anche nel caso del
prodotto congelato, al fine di garantire la qualità, la freschezza e le tipiche caratteristiche
organolettiche.

Sono consentiti, nella sola fase di confezionamento, l’impiego dell’atmosfera modificata e/o
l’aggiunta di alcool naturale, nella misura massima del 2% in peso espresso in sostanza secca.

La “Piadina romagnola” o “Piada romagnola” confezionata deve riportare, al momento
dell’immissione sul mercato, i termini massimi di conservazione di seguito riportati:

    • per il prodotto conservato in regime di refrigerazione, 60 giorni;
    • per il prodotto conservato a temperatura ambiente, 90 giorni;
    • per il prodotto conservato in regime di congelazione o surgelazione, 12 mesi.

Art. 6
(Elementi che comprovano il legame con l’ambiente)

La “Piadina Romagnola” o “Piada Romagnola” ha origini antichissime e racconta la storia della
gente della Romagna. Si tratta di un cibo semplice che nel corso dei secoli ha identificato e
unificato la terra di Romagna sotto un unico emblema passando da simbolo della vita rustica e
campagnola, “pane dei poveri”, a prodotto di largo consumo.

Il termine “piada” è stato ufficializzato per merito di Giovanni Pascoli il quale italianizzò la parola
romagnola “piè” in questo termine. In un suo famoso poemetto il poeta tesse un elogio della
piadina, alimento antico “quasi quanto l’uomo”, e la definisce “il pane nazionale dei Romagnoli”
creando un binomio indissolubile tra Piadina e Romagna.

Fino a cent’anni fa, la “piadina” era un sostituto del pane a cui si ricorreva tra un’infornata
settimanale del pane e l’altra.

Accanto alle “piadine” povere ad formantòuon o armés-ci (di farina di mais o di farina di grano e
mais mescolate) esistevano già, beninteso, le “piadine” “ricche” di pura farina di frumento,
ulteriormente arricchite con strutto di maiale.

Nel 1913 Maria Pascoli le preparava al fratello poeta, che ne andava giustamente ghiotto, e che, sul
periodico “Il Plaustro”, Antonio Sassi poteva definire le “tradizionali e gustose schiacciate dei
Romagnoli”.

Nel secondo dopoguerra, la “Piadina Romagnola” si diffonderà, sia nelle campagne che nelle città,
e non sarà più considerata un surrogato del pane, ma una golosa alternativa.
A partire dagli anni Settanta, alle “piadine” casalinghe si accompagneranno quelle di produzione
artigianale.

Nell’area costiera della zona di produzione, e soprattutto nel riminese, si è storicamente diffusa ed
affermata la “Piadina Romagnola” o “Piada Romagnola” alla Riminese caratterizzata dal fatto di
essere sottile e flessibile.

In letteratura sono presenti diverse citazioni che descrivono come le due diverse tipologie di
“Piadina Romagnola” o “Piada Romagnola” si distinguono per diametro e spessore. Di seguito
riportiamo le più recenti ed autorevoli.

Graziano Pozzetto nel libro La Piadina Romagnola Tradizionale, Panozzo Editore, Rimini, 2005 e
nel libro Cucina di Romagna, Ed. Franco Muzzio, 2004. a p.298 presenta distinzione fra le due
tipologie “Ovviamente le diversità più marcate ed evidenti riguardano l’aspetto fisico della piadina,
la dimensione, il diametro e lo spessore, nonché una variabilità trasversale (che riguarda entrambe
le tipologie) del peso del prodotto finale…. Nella versione riminese le dimensioni e il diametro sono
caratterialmente ampi… lo spessore è tradizionalmente e tipicamente sottile…. La versione
romagnola è di dimensione più piccola, meno ampia,…..; di spessore è più grossa ..”
Nello stesso testo l’autore raccoglie testimonianze di: Piero Meldini pag.300 il quale ….. L’unica
cosa certa è che Ravenna ha scoperto la piadina molto tardi, nel Novecento. ….Le preferenze
personali di Meldini sono ovviamente legate alla sue consuetudini cioè la piada sottile, che si
farcisce meglio. Quando gli accade tuttavia di avvicinarsi a Ravenna e gli viene servita la piada
grossa, la taglia col coltello per riempirla. Ma correttamente ammette che non si può dire che anche
quest’ultima non sia vera piadina.”……

Giancarlo Mondini pag. 302 “…Grandezza e spessore caratterizzano la diversità di piadine. Nel
riminese è più sottile e più stesa fino a raggiungere anche 30 cm di diametro; morbida con
l’aggiunta di miele a Cervia; croccante e più friabile con più olio a Forli-Cesena; più saporita con
l’aiuto di solo strutto nel ravennate; più grossa e spessa nell’imolese con l’aggiunta di latte….”

Art.7
(Controlli)

Il controllo sula conformità del prodotto al disciplinare è svolto, conformemente a quanto stabilito
dagli articoli 10 e 11 del regolamento CE n. 510/06, da Bioagricert Srl con sede legale in Via Dei
Macabraccia, 8 – 40033 Casalecchio di Reno (BO).

Art.8
(Confezionamento ed etichettatura)

Ogni confezione di “Piadina Romagnola” o “Piada Romagnola” IGP deve riportare, a caratteri di
stampa chiari e leggibili, indelebili e nettamente distinguibili i seguenti elementi:

  •  il simbolo grafico comunitario;
  • la denominazione “Piadina Romagnola” o “Piada Romagnola” seguita dalla dicitura Indicazione Geografica Protetta, o dal suo acronimo IGP.
  • LOGO

Per la variante della “Piadina Romagnola” o “Piada Romagnola” alla Riminese di cui all’articolo 2
è obbligatorio, aggiungere l’indicazione sulla confezione in caratteri di stampa uguali a quelli della
denominazione “Piadina Romagnola” o “Piada Romagnola” chiari e leggibili, indelebili e
nettamente distinguibili, le parole “alla Riminese” al fine di fornire maggiore chiarezza al
consumatore.

Di seguito si riporta il LOGO.

 

All’interno di un cerchio è rappresentata l’immagine stilizzata di un gallo e di una spiga di grano.
Sotto al cerchio è presente la dicitura di maggiori dimensioni “Piadina”, che sovrasta la dicitura
“Romagnola” di minori dimensioni, il tutto in caratteri di fantasia.

I colori sono il Marrone 724 C e il Beige 728 C.

Nel caso di produzione e vendita diretta ed esclusiva, le diciture ed il logo sopra descritti potranno
essere affiancate all’insegna del locale. I caratteri con cui è indicata la dicitura “Piadina Romagnola
– I.G.P.” o “Piada Romagnola – I.G.P.” o le altre diciture previste dal presente disciplinare, devono
essere raggruppati nel medesimo campo visivo e presentati in modo chiaro, leggibile ed indelebile e
sufficientemente grandi da risaltare sullo sfondo sul quale sono riprodotte così da poter essere
distinte nettamente dal complesso delle altre indicazioni e/o disegni.

Nel caso di adozione di un processo produttivo che comprenda la realizzazione manuale di almeno
tre fasi fra quelle di preparazione dell’impasto, porzionatura, laminatura e cottura, e in assenza di
confezionamento chiuso, potrà essere affiancata al Logo la dicitura “lavorazione manuale
tradizionale” dello stesso carattere, colore e dimensioni della parola “Romagnola”.

Possono altresì figurare in etichetta altre indicazioni facoltative a garanzia del consumatore e/o
informazioni di carattere nutrizionale oltre all’uso di ragioni sociali e marchi privati purché non
abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno l’acquirente. Per il prodotto
destinato ai mercati internazionali può essere utilizzata la menzione “’indicazione geografica
protetta” nella lingua del paese di destinazione.